Percorso dei Tabernacoli

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Introduzione

 

In bicicletta, alla scoperta del nostro territorio: da molti anni, con questo itinerario proponiamo un viaggio “diverso”, immersi nel verde, tra campagna, paesi e antiche chiesette. A tutti … buona pedalata!

 

Descrizione del percorso (km 39)

 

Presso Villa Bornancini inizia il nostro percorso, giriamo a sinistra e poi ancora a sinistra su Via Umberto Grandis/SP78 continuiamo su SP28 e dopo 3,3 Km. giriamo a destra su Via Giai e dopo 350 metri giriamo a destra poi dopo 1,7 Km. giriamo a destra su Via Levada/SP16, prendiamo la prima strada a sinistra Via Piave e dopo 1,7 Km. arriveremo al Tabernacolo di Visitazione.
Continuiamo su Via Piave per 450 metri poi giriamo a destra su Via S.Pietro che ci porterà alla Chiesetta di S.Pietro.
Proseguiamo su Via S.Pietro per 120 metri e giriamo a sinistra poi a destra su Via Bagnarola che ci porterà dopo 1,1 Km al Tabernacolo Addolorata.
Proseguiamo dritti su Via Alessandro Manzoni, alla rotonda prendiamo la seconda uscita su Via Bagnara che ci porterà al Tabernacolo di San Liberale.
Giriamo a sinistra su Via S.Francesco e dopo 450 metri giriamo a sinistra su Via Sant'Angelo, dopo 50 metri giriamo a sinistra su Via Boldara, proseguiamo per 1,6 Km.poi giriamo a sinistra e subito a destra e costeggiamo il fiume Lemene fino a Via Trieste, giriamo a sinistra e rimaniamo in Via Trieste e dopo 400 metri giriamo a sinistra su Strada Regionale 463 e dopo 70 metri troveremo il Tabernacolo di Sant'Antonio da Padova.
Torniamo indietro su Strada Regionale 463 giriamo a sinistra e continuiamo su Via Teglio, alla fine giriamo a sinistra su Via Udine/SP93 e subito a destra su Via Portogruaro/SP91, dopo 1,7 Km. fa una leggera curva a destra e diventa Via Ponte Nuovo, al bivio giriamo a sinistra su Via Lugugnana, dopo 300 metri giriamo a sinistra su Piazza Guglielmo Marconi/SP91 e prendiamo la prima strada a destra Via Chiesa che ci porterà al Tabernacolo di Sant'Antonio Abate.
Torniamo indietro e giriamo a sinistra, proseguiamo dritti su Via I.Nievo e dopo 200 metri arriveremo al Tabernacolo di San Gregorio.
Proseguiamo su Via I.Nievo per 300 metri e troveremo il Tabernacolo di Sant'Antonio da Padova.
Proseguiamo su Via I.Nievo per 1 Km. e troveremo il Tabernacolo di Sant'Antonio Abate.
Continuiamo dritti su SP91 che diventerà Via Castello per 900 metri e troveremo il Tabernacolo di San Carlo.
Torniamo indietro su Via Castello fino all'incrocio e giriamo a sinistra su Via Carlo Altoviti/SP73, dopo 230 metri troveremo il Tabernacolo di Santa Sabida.
Proseguiamo su Via Carlo Altoviti/SP73 per 580 metri poi teniamo la destra su Via Silvio Pellico e dopo 150 metri, all'incrocio troveremo il Crocefisso.
Giriamo a destra su Via Cesare Battisti/SP73 che diventerà Via Fossalato e proseguiamo per 2,2 Km. poi giriamo a sinistra su Via del Pascolo e dopo 270 metri a destra su Via Ronchi, proseguiamo per 1,6 Km. e poi giriamo a destra rimanendo su Via Ronchi, dopo 130 metri giriamo a destra su Viale Isonzo poi giriamo a sinistra e subito a destra su Via Isonzo, dopo 250 metri giriamo a sinistra su Borgo S.Gottardo e dopo altri 250 metri proseguiamo dritti su Corso Martiri della Libertà, dopo 270 metri giriamo a sinistra su Calle Stretta e poi a sinistra su Via Molini, qui troveremo il Tabernacolo di Madonna della Pescheria.
Torniamo indietro ripercorrendo Corso Martiri della Libertà fino al bivio e giriamo a sinistra su Via Abbazia, prendiamo la prima strada a destra Borgo S. Nicolò, alla fine giriamo a sinistra costeggiando il fiume Lemene per 270 metri poi giriamo a destra verso Viale Stazione e dopo 160 metri a sinistra in Via Cimetta, svoltiamo a destra e poi sinistra su Viale Stazione, dopo 120 metri giriamo a sinistra su Via A.Diaz e subito dopo a destra su Via Solferino, proseguiamo per 560 metri sulla via e poi giriamo a sinistra su Via Palestro e continuiamo dritti su Via Bassa di portovecchio che ci porterà al Tabernacolo di San Rocco.
Proseguiamo su Via Bassa di portovecchio per 1,8 Km. poi alla rotonda prendiamo la seconda uscita su Via Frassinedo che ci porterà dopo 650 metri al Tabernacolo di San Marco.
Continuiamo su Via Frassinedo per 750 metri ed arriveremo alla Chiesa di Santa Elisabetta.
Continuiamo su Via Frassinedo che diventerà Via Portogruaroper 1,5 Km. ed arriveremo alla Chiesetta di Sant'Angelo.
Giriamo a sinistra su Via Guglielmo Marconi e proseguiamo dritti su Via Roma SP76 per 700 metri poi giriamo a destra su Via Belfiore, proseguiamo per 1,2 Km. poi giriamo a sinistra su Via Abbazia e dopo 300 metri a destra su Via delle Buse, continuiamo per 1,2 Km poi giriamo a sinistra in Località Mure/SP28 che diventerà Via Umberto Grandis/SP78 ed arriveremo a Cinto Caomaggiore.

Versiola

 
 
La Visitazione
 
Il sacello detto “della Visitazione”, posto nel centro della frazione di Versiola, era in origine dedicato ai Santi Benardino e Daniele; risale al 1700 il primo documento che vede il piccolo edificio dedicato alla Visitazione della Vergine Maria.
All’interno della chiesa, molto semplice, oltre all’altare con la pietra sacra e ad una statua in gesso della Madonna, è notevole la pala d’altare. Questa originale opera ad olio, risalente forse al XVI secolo e restaurata nel 1973, presenta tre diversi temi: in basso a sinistra è raffigurato San Bernardino da Siena, a destra si nota la figura del profeta Daniele, mentre in alto la tela è dedicata alla “Visitazione”.pala d'altare
Proprio quest’ultima raffigurazione merita un cenno per la sua estrema originalità; sembra infatti che l’artista non avesse presenta la corretta esegesi biblica, abbia invece rivisitato la scena non attenendosi alla forma canonica che noi conosciamo sia dal racconto evangelico, sia dal II mistero gaudioso del Rosario.
“Il quadro ci mostra infatti la Madonna in avanzato stato di maternità, con la cugina Elisabetta e il marito di lei, Zaccaria, mentre San Giuseppe è sulla destra, unico santo raffigurato senza aureola. La cosa che colpisce è che questo gruppo non ha alcuna rispondenza nel racconto biblico, che non prevede in quel momento né la presenza di San Giuseppe e San Zaccaria, né l’avanzato stato di maternità di Maria, allora al terzo mese di gravidanza.

Bagnarola

 
 
San Pietro
 
L’origine di questa chiesetta dedicata a San Pietro Apostolo è collocata intorno all’XI - XII secolo.
L’impianto architettonico, in stile romanico, è costituito da un’aula rettangolare, con soffitto a capriate, linea di gronda ‘a dente di sega’,San Pietro pavimento di cocciopesto e da un abside semicircolare con apertura a sesto ribassato.
La vecchia muratura è composta da materiale eterogeneo di recupero, quale il laterizio di epoca romana, disposto a ‘spina di pesce’.
Nel corso dei secoli l’edificio a subito vari rimaneggiamenti, più evidenti sul muro di facciata; anche l’originaria vela campanaria è scomparsa, ora sostituita da un campaniletto di ferro.San Pietro All’interno, sui vecchi muri sono visibili deboli tracce di pitture e decorazioni, spesso sovrapposte, affrescate tra i secoli XII e XVI, mentre nella navata è stata recentemente installata una statua bronzea di San Pietro, opera dello scultore Fiorenzo Bacci.
Nell’area esterna, nel corso di un’indagine archeologica, sono venute alla luce alcune sepolture, assegnate al periodo basso medioevale.
Intorno al 1960, l’incuria e poi l’abbandono riducevano la chiesetta allo stato di rudere. A tanta desolazione reagiva un gruppo di volontari, costituitosi in comitato, deciso a restituire l’integrità al vecchio manufatto con nuove partiture murarie, non invasive rispetto a quelle preesistenti. sosta a San Pietro
Il 29 giugno1997, la chiesetta completamente restaurata viene restituita alla sua comunità e riaperta al culto.
Simone pescatore di Cafarnao, apostolo, chiamato Pietro, fu scelto da Gesù per essere il fondamento della Chiesa. Nella sua predicazione si spinse fino a Roma dove morì martirizzato al tempo dell’imperatore Nerone, tra il 64 ed il 67.

Bagnara

 
 
L'Addolorata
 
Si trova a Bagnara, al bivio delle strade per Sesto al Reghena e Bagnarola, sul posto dove prima sorgeva una modesta ancona dedicata a Santa Sabina, che il tempo aveva mal ridotta.
L’oratorio della Madonna Addolorata fu costruito nel 1930, con il concorso generoso di tutta la popolazione.
Nell’oratorio fu collocata la statua lignea dell’Addolorata che prima i Bagnaresi veneravano nell’oratorio di San Pietro ai confini tra Bagnara e Bagnarola. Rivendicato dalla parrocchia limitrofa l’uso esclusivo di tale oratorio, i fedeli di Bagnara trasferirono “la loro statua” nell’oratorio di cui stiamo parlando, costruito proprio a tale scopo.
La devozione della popolazione alla Madonna Addolorata si manifesta in modo particolare la terza domenica di settembre, quando si celebra nell’oratorio una Santa Messa solenne ed il simulacro dell’Addolorata viene portato in processione.
Il culto della Beata Vergine Addolorata deriva con ogni probabilità dalle sacre rappresentazioni della Settimana Santa. La Sua venerazione è associata alla Passione di Cristo e la Sua maternità, presso la croce di Gesù, assume dimensioni universali. Viene raffigurata trafitta nel petto con una o sette spade; a volte ne è visibile il cuore.

 
San Liberale
 
Si trovava a Bagnara in una posizione che intralciava il traffico, tanto che i responsabili hanno deciso di abbatterlo e di ricostruirlo poco distante, ai bordi della strada. Misurava m. 2 per m. 2,50 ed in altezza m. 3; era stato costruito nel 1947 su iniziativa di un parrocchiano, in riparazione delle gravi ingiurie lanciate contro il parroco e le bestemmie che aveva proferite in piazza in una notte di baldoria. Il vecchio oratorio, dedicato al soldato martire del III secolo San Liberale, presentava una mensa d’altare in mattoni e una statua lignea del Santo, che dopo il suo trasferimento nel nuovo edificio è stata purtroppo trafugata. verso CintelloQuest’ultimo, rimasto per un lungo periodo vuoto si presenta oggi con la nuova statua recentemente riposta.
San Liberale, patrono di Treviso e Castelfranco Veneto, nacque ad Altino, l'antica città romana tra Padova e Aquileia, da una ricca famiglia pagana, nobile, di grado equestre. Fin da giovane volle farsi soldato e si convertì al cristianesimo con lo scopo di fare penitenza, soccorrere i poveri e pregare.

Cintello

 
 
Sant'Antonio da Padova
 
Il piccolo oratorio di Sant’Antonio da Padova, citato in documenti fin dai primi anni del ‘500, sorge all’inizio del paese poco distante dall’antica strada romana che da Julia Concordia risaliva verso Norico, particolare che evidenzia ancor più le sue antiche origini. Dedicato in origine a Sant'Urbano, santo invocato per la pioggia, era meta di una processione annuale che si svolgeva il 25 maggio (giorno di sant’Urbano) durante la quale veniva impartita la benedizione degli animali, questo spiega, inoltre, la venerazione nel sacello di Sant’Antonio Abate. Solo nel corso del ‘900 si affermò la devozione al Santo di Padova che fece presto cambiare la dedicazione dell’oratorio.
L’edificio, già rimaneggiato nel ‘700 e frutto di un ampliamento avvenuto nel 1921, è stato recentemente restaurato.

Teglio Veneto

 
 
Sant'Antonio Abate
 
L’impianto della chiesetta, come denotano alcuni particolari architettonici ad iniziare dall’archeggiatura esterna, risale alla seconda meta del ‘400, e si lega fin dalle origini alla confraternita dedicata a Sant’Antonio Abate. tarsia in marmoAll’interno è ancora visibile parte della decorazione pittorica originaria del secolo XV (due affreschi con l’immagine di San Sebastiano, uno dei quali datato 1492, ed un altro con Sant’Antonio da Padova) e del XVI (Santa Agata e Battesimo di Gesù ed altre tracce quasi illeggibili). Da segnalare anche la presenza di alcune tele: il Padre Eterno benedicente (sec. XVI-XVII), il transito di San Giuseppe e l’estasi di Sant'Antonio AbateSant’Antonio da Padova (fine sec. XVII, già collocate sugli altari laterali datati 1738) e la Vergine col Bambino tra i Santi Rocco e Sebastiano di Sante Conti (1871). Di particolare pregio è pure la tarsia in marmo sul paliotto dell’altar maggiore (seicentesco, ma certamente più antica di questo) raffigurante Sant’Antonio Abate. Il porticato antistante, frutto di un intervento più tardo (fine XVI o inizi del secolo successivo), fu uno dei luoghi – assieme all’attigua cinquecentesca casa del comune e sede della confraternita di Sant’Antonio Abate – di incontro dei capifamiglia del comune che si riunivano per deliberare sulle questioni inerenti la vita della comunità civile e religiosa di Teglio.
Sant’Antonio Abate visse in Egitto tra il 251 e il 356. Visse da eremita e dal 306 si dedicò ai discepoli della Chiesa intervenendo in importanti questioni dottrinali e sostenendo i cristiani perseguitati. Il suo culto si diffuse verso il medioevo; rappresentato vestito da eremita con un bastone a forma di T, una campanella ed un maiale, viene invocato contro l’herpes zoster, il cosiddetto “fuoco di Sant’Antonio”. Protettore dei macellai, canestrai e animali domestici.

 
San Gregorio
 
S’innalza a Teglio Veneto, vicino alla chiesa parrocchiale e vicinissimo all’oratorio di Sant’Antonio Abate.
All’interno la mensa dell’altare poggia su di una colonnina di mattoni e, sullo sfondo c’è la pala dipinta con colori acrilici. L’affresco antico era illeggibile ed irrecuperabile, per cui è stato affidato il compito eseguire una nuova pittura a Don Giuseppe Pellarin. Ne risulta un’opera con San Gregorio I al centro, con Santa Chiara della Croce a sinistra e con San Domenico Savio alla destra. L’oratorio misura in larghezza m. 2, in profondità m. 3 ed è alto m. 3,20.
Non è frequente, dalle nostre parti, avere dei tabernacoli dedicati a San Gregorio Magno (540-604 circa) o di vedere dipinta Santa Chiara della Croce di Montefalco (1275-1308), né l’accostamento dei due Santi con San Domenico Savio che è del secolo XIX. pala in San GregorioSi è voluta sottolineare la continuità della santità della nostra Chiesa, con un Santo dei primi secoli, con una Santa del Medio Evo e con un Santo dei nostri tempi e che alla santità siamo chiamati tutti: un santo sacerdote, una santa donna, un ragazzo santo. San Gregorio Magno, appartenente ad una importante famiglia romana, compiuti gli studi di diritto ebbe l’incarico di governatore di Roma. Dopo pochi anni scelse la vita monastica e si dedico ai bisognosi. Papa dal 590, lascio diversi scritti di carattere pastorale, morale e spirituale. Viene rappresentato in abiti papali con il libro in mano e la colomba segno dell’ispirazione dello Spirito Santo. Protettore di musicisti, cantori, produttori di passamaneria e di bottoni, insegnanti e papi, viene invocato contro la peste e la gotta.

 
Sant'Antonio da Padova
 
In Via I. Nievo, a Teglio, sulla strada per Fratta si trova il tabernacolo dedicato a Sant’Antonio da Padova.
Nell’oratorio in questione, si trovava un vecchia statua del Santo che riceveva l’omaggio semplice e sincero di tanti devoti che passavano lungo la strada. La notte fra l’8 ed il 9 maggio 1982, una classica “notte da ladri” (pioggia, vento, lampi e tuoni), la statua è stata rubata e da allora non si hanno più notizie. La vecchia statua, per molto tempo custodita nell’oratorio di Sant’Antonio Abate (sempre a Teglio), risaliva all’epoca settecentesca. Tutte le famiglie del borgo hanno deciso allora di acquistare una nuova statua, dimostrando in questo modo il profondo e sincero sentimento di devozione nei riguardi del Santo.
Sant’Antonio da Padova, nato a Lisbona nel 1195, si fece frate francescano e dotato dell’arte oratoria fu predicatore e insegnò in diverse università d’Europa. Si stabilì a Padova, morì nel 1231 e fu canonizzato nel 1232. Nel 1946 è stato dichiarato Dottore della Chiesa. Santo di grande popolarità in tutto il mondo, protettore di orfani, prigionieri, naufraghi, donne incinte e sterili, bambini malati, vetrai e reclute.

Fratta

 
 
Sant'Antonio Abate
 
Al termine del ponte che scavalca l’autostrada in via Venchiaredo a Fratta, sulla destra, vi è un’ ancona ora dedicata a Sant’Antonio Abate, recentemente restaurata, che la tradizione vuole sia ciò che rimane di una precedente chiesa demolita nel 1821.. Risulta così difficile avanzare ipotesi sulla tipologia dell’edificio, così da non permettere supposizioni sull’origine della stessa. Rimangono alcune fonti archivistiche tra le quali il verbale della visita pastorale del vescovo Cappello del 19 maggio 1663 ne consegna almeno una sommaria descrizione: Sacello sotto il titolo della Beata Vergine Maria e di Sant’Antonio da Padova, recentemente ampliato a Fratta, parrocchia di Teglio Veneto ad opera di P. Pasqualino Brunetti curato di Teglio e dall’Ill.mo Pisoni di Venezia.
L’attuale dipinto che nell’ancona raffigura Sant’Antonio Abate è stato realizzato da Don Giuseppe Pellarin.

 
San Carlo
 
Si trova a metà circa della strada comunale che in passato conduceva da Fossalta alla frazione di Fratta. Le fonti storiche sono più consistenti rispetto ad altri edifici sacri, ed è sufficiente scorrere, la mappa del Castello di Fratta, redatta dal perito Arcangelo Bruni il 6-11-1673, affresco in San Carloper individuare lungo la strada sopra citata, la Chiesetta detta di San Carlo.
Dall’analisi degli affreschi non sembra che l’edificio in origine fosse dedicato a San Carlo, ma alla Madonna col Bambino che, sullo sfondo si nota come principale sacra immagine; culto confermato dal passaggio delle rogazioni che snodavano il proprio percorso tra le strade di campagna. Nell’affresco appare, sulla destra della Madonna, un Santo che offre pochi segni iconografici distintivi; affresco di Sant'Antonioaffresco di San Marco Evangelistanella parete di sinistra è riconoscibile Sant’Antonio, mentre in quella di destra il Santo è avvicinabile a San Marco Evangelista.
San Carlo nato ad Arona nel 1538, vescovo e cardinale di Milano, si ricorda per la sua intensa attività pastorale le opere caritatevoli nel periodo della pestilenza; protettore del clero, dei catechisti e dei produttori d’amido.
Prima di lasciare Fratta si consiglia una visita a al “Cortino di Fratta”, con il suo bel parco, oggi museo Neviano e centro culturale polivalente dove sono custoditi diversi reperti archeologici dell’omonimo castello.

 
San Sabida
 
La tradizione dedica a Santa Sabida il piccolo sacello posto lungo la provinciale che dalla frazione di Fratta conduce a Portogruaro. affresco in Santa SabidaUn culto molto antico quello di Santa Sabida, non riconducibile ad una Santa di nome Sabida, ma al popolare e campagnolo rito del festeggiare il sabato quale giorno di festa, piuttosto che la domenica; all’interno nell’incerta iconografia venerata, vi è l’affresco centrale di una Santa con nella mano un ramoscello di sempre verde. affresco in Santa SabidaA sinistra della Santa San Zenone vescovo o San Biagio vescovo; non risultano leggibili i segni che li distinguono, ambedue trovano giustificazione in quanto al primo è dedicata la Parrocchiale di Fossalta, ed il secondo è venerato in altra frazione; a destra Sant’Antonio con il Bambino; nel soffitto la colomba immagine dello Spirito Santo: Sulla attribuzione di questi affreschi i giudizi sono contrastanti e non sembrano trovar conferme.

Gorgo Borgo Antico

 
 
Crocefisso
 
Dalla strada che da Fratta conduce a Portogruaro entriamo a Gorgo nel Borgo Antico e di fronte ad un vecchio lavatoio circondato da tre fontane c’è un interessante e particolare Crocefisso: è stato ricavato da un attrezzo che anticamente si usava per raccogliere le barbabietole, “el forchin par le bietoe” (è stato realizzato dal Sig. Carlo Nosella abitante del luogo).

Portogruaro

 

Madonna della pescheria

 
L’oratorio si trova a Portogruaro sulle rive del Lemene, vicino ai mulini di Sant’Andrea. La devozione alla Madonna della Pescheria risale alla prima metà del ‘600.
È interessante notare come il permesso di costruire il primo oratorio in legno sia stato concesso dal podestà di Caorle. Era infatti antica consuetudine, diventata diritto, e rimasta in vigore fino a non molti anni fa, che il commercio del pesce a Portogruaro si svolgesse nella pescheria ad opera di pescatori di Carole. Come informa una nota affissa sulla porta del piccolo oratorio, lo stesso, che si fa risalire al 1627, fu sfregiato e spogliato nel 1917, al tempo dell’invasione austriaca. Fu restaurato e abbellito nel 1920 ad opera di Giuseppe Bittolo Bon. Il Cristo in legno giacente sotto l’altare , e che viene esposto alla venerazione dei fedeli nella giornata del Venerdì Santo, fu offerto dalla signora Antonietta Gaule Pasqualini.
Il 15 agosto, unico giorno dell’anno, viene celebrata la Santa Messa in onore della Madonna. Da qualche anno, a cura della Pro Loco, si tiene alla sera di Ferragosto una simpatica manifestazione alla Pescheria. Dopo la recita del Rosario, alcune tipiche imbarcazioni arrivano da Carole (caorline) e da Concordia (batee), condotte da marinai in costume caratteristico con fiaccole accese che recano in dono frutti della terra e del mare, riallacciando quei rapporti tra Portogruaro e Carole che sono rimasti vivi per tanti secoli.

Portovecchio

 

San Rocco

 
Per la “strada bassa” di Portovecchio, sulla destra del Lemene, non lontano dalla polveriera, s’incontra il tabernacolo che sul frontale porta ben visibile il nome del Santo a cui è dedicato: San Rocco.
Pare sia stato innalzato dopo il 1631 in memoria della grazia ottenuta per essere cessato il contagio della peste.
Si pensa sia stato questo il tabernacolo che venne affrescato con un San Rocco dal pittore portogruarese Sante Conti (1845-1904), di esso non rimane più traccia. La vecchia statua è stata rubata e quindi sostituita con un’altra più recente.
San Rocco di Montpellier, eremita, visse nel XIV secolo. In pellegrinaggio verso Roma si dedicò alla cura degli appestati. Sulla strada del ritorno, gravemente malato, venne miracolosamente guarito da un Angelo e nutrito da un cane. È rappresentato con le vesti di un pellegrino, una piaga sulla coscia e con un cane vicino che tiene in bocca un pezzo di pane. Viene invocato contro la peste.

 
San Marco

 
Il tabernacolo in via Frassinedo sulla strada che conduce da Portovecchio a Guaro è dedicato a San Marco Evangelista. L’edificio, in mattoni intonacati sia al suo esterno sia all’interno. affresco di San Marco EvangelistaIl tetto è a due falde, coperto con tegole curve, presenta tre croci in ferro. All’interno il tabernacolo ha un affresco rappresentante San Marco Evangelista, a mezzo busto con il Leone della Serenissima, che tiene aperto un libro in cui si legge: “Pax tibi Marce Evangelista meus”. Il lavoro è dell’artista locale Michelin. Sotto l’affresco c’è una mensola che le permette d’essere usata come altarino.. Il portone in ferro è a due ante, il soffitto è a botte ed il pavimento in piastrelle. in bici a PortovecchioSan Marco fu discepolo di Gesù ed evangelista, predicò a Cipro e ad Alessandria d’Egitto dove fu martirizzato. I principali luoghi del suo culto sono Alessandria d’Egitto e Venezia dove si trovano le sue spoglie nella omonima basilica.

Boldara

 
 
Santa Elisabetta
 
L’edificio è collocato lungo l’antichissima strada che collega Portovecchio a Gruaro, lungo il Lemene e dedicato molto probabilmente alla visita della Vergine alla cugina Elisabetta, madre di Giovanni Battista. Vale la pena notare che nella costruzione dell’edificio sono stati reimpiegati anche laterizi dell’epoca romana.
La datazione, molto incerta, fa risalire la chiesetta al XVI secolo, anche se quasi sicuramente la costruzione è il rimaneggiamento di un edificio sacro preesistente. La bella pala d’altare, che rappresenta la Madonna tra Sant’Urbano e Santa Barbara, è opera del pittore Cataldo Ferrari e datata dall’autore stesso al 1646.
Infine, una curiosità: contrariamente all’antica rigida consuetudine che vuole l’altare volto a oriente, l’abside della chiesetta è rivolto a ovest.
Santa Elisabetta, moglie di San Zaccaria concepì in età avanzata Giovanni Battista; al sesto mese di gravidanza ricevette la visita di Maria ed al Suo saluto “…il bambino le sussultò nel grembo…” (Lc 1,41). E’ protettrice delle donne sterili e delle partorienti.

Gruaro

 
 
Sant'Angelo
 
L’oratorio di Sant’Angelo dedicato più precisamente a San Michele Arcangelo, si trova ora circondato da abitazioni; in origine era invece un sacello campestre, contornato dai “beni comunali” dell’allora “villa di Gruaro”. L’edificio risale probabilmente al XVII secolo e i documenti attestano che fu eretto per volere della comunità gruarese. E’ molto difficile un’analisi storico-architettonica della chiesetta, in quanto essa fu pesantemente danneggiata durante la prima guerra mondiale e ricostruita successivamente.
E’ comunque doveroso notare che la devozione a San Michele era molto diffusa nell’epoca longobarda. Nella chiesetta si venera inoltre un altro popolarissimo santo, Sant’Antonio Abate, protettore degli animali e invocato contro l’omonimo “fuoco”; ciò è attestato da un bell’affresco che lo ritrae, risalente al 1616.
San Michele citato nei testi canonici, a capo delle schiere celesti, viene raffigurato come un guerriero con la spada in mano che sconfigge il drago. Viene invocato per una buona morte.

 

Mappa

 

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