Introduzione
In bicicletta alla ricerca di antichi mulini ad acqua.
L’itinerario si snoda tra il verde della campagna e gli antichi borghi del nostro territorio, immersi in suoni, profumi, sapori del passato, legati alle vie d’acqua e alle preziose tradizioni dei mulini. Ci auguriamo che la nostra guida vi accompagni in questo viaggio ed invogli sempre più all’uso della bicicletta per nuove esplorazioni. A tutti ... buona pedalata!
Descrizione del percorso (km 44)
Da Villa Bornancini in Cinto Caomaggiore inizia il nostro percorso. giriamo a sinistra imboccando Via Umberto Grandis SP78 e proseguiamo su SP28 poi a sinistra su Via Julia Concordia e continuiamo su Via Roma fino a Sesto al Reghena dove gireremo a sinistra verso Piazza Cardinale Barbo, dal ponte sul Reghena, possiamo vedere ciò che rimane del Mulino Pilariso.
Ritorniamo in Via Roma e imbocchiamo a sinistra Via Zanardini, Alla rotonda prendiamo la 2ª uscita Via Levada/SP16, dopo 2 Km. giriamo a sinistra su Via Piave e continuiamo su Via Versiola poi giriamo a destra su Via Teglio e dopo 150 metri giriamo a sinistra su SP41, alla rotonda prendiamo la 1ª uscita su Via S.Lucia/SP28 e dopo 600 metri giriamo a destra su Via S.Rocco poi ancora a destra su Via Magredi ed arriveremo dopo 500 metri al Mulino di Via Magredi.
Proseguiamo su Via Magredi poi giriamo a sinistra su Via Monte Santo/SP41 poi a destra su via Siega dopo 650 metri troveremo il Mulino di Borgo Siega.
Giriamo a destra verso via Borgo di Sotto per 400 metri e poi giriamo a sinistra in Via Borgo di Sotto poi ancora a sinistra su Via Stalis, attraversiamo il fiume Lemene e giriamo a destra su Via Venchiaredo, dopo 150 meti incontreremo i Mulini di Stanlis.
Torniamo indietro e riprendiamo Via Stalis, proseguiamo per 2 Km. poi giriamo a sinistra su Via Piave e dopo 400 metri ancora a sinistra su Via Levada/SP16, dopo 1,5 Km. troveremo il Mulino di Gruaro.
Continuiamo su SP16 e alla rotonda prendiamo la 2ª uscita su Via Sant'Angelo poi teniamo la sinistra su Via Boldara, dopo 1,5 Km. costeggiamo il fiume Lemene per 500 metri poi proseguiamo dritti su via Trieste per 50 metri, attraversiamo il fiume Lemene e alla nostra destra troveremo il Mulino di Boldara.
Continuiamo per 50 metri su Via Trieste, poi giriamo tutto a destra e seguiamo la strada per 1,2 Km. , alla fine della strada proseguiamo su Via Cave per 180 metri e poi a destra su Via Gervino dopo altri 180 metri giriamo a destra su Strada a traffico limitato, percorriamola e troveremo i Mulini di Villa Bombarda.
Torniamo indietro e giriamo a destra su Via Gervino e dopo 70 metri a sinistra su Via Bertaldo, passata la A4, giriamo a destra su Via Ponte di Covra e dopo 600 metri ancora adestra costeggiando la SP463 fino ad incontrare sulla nostra destra Via S.Martino, dopo 400 metri svoltiamo a sinistra su Via Solferino, dopo 250 metri svoltiamo a destra su Via A.Enno poi giriamo a sinistra su Viale Pordenone, dopo 160 metri svolta a sinistra poi la prima a destra e prosegui costeggiando il Viale della Stazione, una volta arrivati al fiume Lemene giriamo a sinistra e poi a destra su Borgo S.Nicolò, dopo 200 metri giriamo a sinistra su Via Abbazia e poi adestra su Corso Martiri della Libertà, dopo 200 metri giriamo a destra su Vicolo del Duomo, attraversiamo il Ponte di Sant'Andrea e giriamo a sinistra, troveremo i Mulini di Sant'Andrea.
Svoltiamo a destra sul Percorso Archeologico lungo il Lemene e poi giriamo a sinistra su Via Seminario, prendiamo la prima strada a destra e dopo 30 metri giriamo a destra verso Piazza Castello poi la prima strada a sinistra entrando nel Parco della Pace, dopo 80 metri giriamo a destra e proseguiamo dritti fino a Piazza Castello, attraversiamo il fiume Lemene e giriamo subito a destra, prendiamo la prima strada a sinistra e percorriamola a ritroso fino a Viale Pordenone poi giriamo a sinistra e seguiamo verso destra la Via Cristoforo Colombo, percorriamola per 1,5 Km. fino a trovare Viale Treviso.
Alla Rotonda prendiamo la quarta uscita su Via Masata, percorriamola per 900 metri e poi giriamo a destra su Via Montecassino, continuiamo su Via Franca e alla rotonda prendiamo la seconda uscita per restare su Via Franca e poi Via Fornace, alla prossima rotonda prendiamo la seconda uscita su Via Caserate e dopo 50 metri a destra su Via Staimbek, percorriamola per 1,4 Km. poi giriamo a sinistra su Via S.Biagio/Via della Pietra, alla fine giriamo a destra su Via Lison e dopo 650 metri a sinistra su Via Belfiore, dopo pochi metri troveremo il Mulino di Belfiore. Interessante la visita al Museo Etnografico del Mulino di Belfiore.
Torniamo indietro ripercorrendo Via Belfiore, Via Lison e Via Della Pietra seguendola fino al bivio dove gireremo a destra verso Via S.Biagio che seguiremo fino al bivio dove gireremo a destra su Via S.Biagio/Via Comugne, dopo 1 Km. gireremo a sinistra su Via Mezzatorre D'Alvea continuando su Via Venezia per poi girare a destra su Via Bandida, dopo 250 metri giriamo a sinistra su Via della Rota e continuiamo su Via Banduzzo, dopo 600 metri giriamo a destra su Via Bravin e dopo 450 metri a sinistra su Via Reghena per poi seguire a destra su Via Portogruaro/SR251, dopo 300 metri troveremo sulla nostra destra il Mulino di La Sega.
Proseguiamo su Via Portogruaro/SR251 per 50 metri e poi prima del fiume Lemene giriamo a sinistra, seguiamo la strada che costeggia il fiume per 2,8 Km. per poi girare a sinistra su SP28, continuiamo su Via Umberto Grandis/SP78 fino a Cinto Caomaggiore.
Mulino Pila-riso - Sesto al Reghena
L’edificio detto Pila-riso si trova nel centro storico di Sesto al Reghena. Sostituisce oggi l’antico mulino dove si “pilava” il riso, ossia lo si trattava con particolari procedimenti che comportavano l’uso dell’energia derivata dal fiume Reghena. Il mulino compare nel Catasto napoleonico e si può far risalire al 1700. Al giorno d’oggi l’edificio non è più visitabile al suo interno in quanto, in seguito ad un restauro conservativo, ospita abitazioni private.
Una breve deviazione, seguendo i cartelli indicatori, porta al bellissimo percorso detto dei prati Burovich, in ambiente naturale particolare e intatto.
Mulino di Via Magredi - Bagnarola
Il mulino si trova nel punto di diramazione della ‘Versa’ con il rio ‘Marinùt’. Venne gestito dalla famiglia Rumiel per circa ottant’anni.
Questo mulino era attrezzato con cilindri e laminatoi per la macinazione di mais, frumento, orzo e avena. La forza motrice di tutto il processo produttivo derivava dall’acqua, con un impianto tradizionale costituito da uno sbarramento con paratoie nel fiume, dalle ruote con le pale e da un grosso albero di trasmissione che penetrava all’interno del mulino mettendo in movimento pulegge, cinghie di trasmissione e i macchinari. Dopo il 1960, con la trasformazione dell’economia contadina, le piccole attività molitorie vanno in declino. La proprietà Rumiel passa alla famiglia Biason che chiuderà definitivamente i battenti nel 1987.
Era l’ultimo mulino di Bagnarola.
Mulino di Borgo Siega - Bagnarola
Si trova a Bagnarola in località Borgo Siega, sulla roggia Versa che dopo il "salto" dell’acqua confluisce nel Lemene.
La sua principale attività era la segheria, dalla quale prende il nome il Borgo, il quale si presenta tuttora compatto nella sua fisionomia originale.
Mulini di Stalis - Gruaro
Questo complesso molitorio che si trova sull’antico percorso che univa Cordovado all’antica abbazia sestense deve il nome alla presenza in zona di stalle (lat. Stabulis). Si tratta di due mulini sul Lemene; il più antico è citato in documenti del 1432, il più recente risale alla fine del XIX sec.
Fin dal Quattrocento funzionavano al suo interno sia la macina da cereali, sia una sega da legname ei pestelli per battere le fibre di lino; accanto alla costruzione si trovavano anche alcune stalle, come già ricordato, e un allevamento di pesce ricavato tra le canalizzazioni.
Dal Seicento in poi la proprietà passò alla famiglia portogruarese dei Tasca; un secolo più tardi si aggiungono alle attività già presenti la follatura della lana e la pilatura dell’orzo. L’aspetto odierno risulta modificato rispetto all’originale sia per la demolizione di alcuni fabbricati, sia per i cambiamenti del corso dell’acqua, e per la scomparsa di alcuni isolotti fluviali. Funzionarono fino agli anni ‘70, poi furono dismessi.
Il mulino oggi è sede di una piccola esposizione di macchinari risalenti agli anni ’20; inoltre, è stata recentemente rimessa in funzione una delle ruote.
Anche in questo caso si consiglia la sosta per godere della suggestione del luogo; proseguendo con ancora poche pedalate lungo la strada bianca in direzione Cordovado, si ha poi l’opportunità di visitare il parco letterario della fontana di Venchiaredo, celebre luogo descritto da Ippolito Nievo ne “Le confessioni di un italiano”. Segnaliamo come periodo migliore per questa tappa la primavera, per poter apprezzare in tutta la sua bellezza la fioritura bianca di varie specie di arbusti autoctoni.
Verso il guado - Versiola
Dato l’interesse dei luoghi attraversati, ci soffermiamo in particolare sul tratto di percorso che unisce il mulino di Gruaro ai mulini di Stalis. La pista ciclabile che parte da Via Piave, in comune di Sesto al Reghena, conduce infatti al vecchio guado della roggia Versiola, citato anche nelle mappe più antiche. Il livello particolarmente basso dell’acqua ha infatti sempre consentito, in questo punto particolare, il passaggio di merci ed animali. Oggi è ancora possibile attraversare il guado in bicicletta; per chi non vuole provare l’emozione, un piccolo ponte in legno consente un passaggio più agevole.
Giunti sull’altra sponda, appare tra gli alberi sulla sinistra, in un paesaggio particolarmente suggestivo, l'antica chiesetta duecentesca di San Pietro.
Mulino di Gruaro
Si trova sulla Roggia Versiola, affluente del Lemene. E’ citato in un documento del 1344. come proprietà di un tale “Menego da Gruaro”; nel 1683 lo vediamo chiaramente rappresentato nella mappa del perito Francesco Cuman.
Nel ‘700 risultava appartenente alla famiglia Terrani. Cessò la sua attività negli anni ’70; tuttavia conserva ancora al suo interno parte dei macchinari; i quali testimoniano sia il passaggio da un tipo di attività pre-industriale ad una moderna, sia quindi la continuità plurisecolare dell’attività molitoria nel territorio. L’edificio recentemente restaurato, ospita nell’ala che guarda verso la strada un ristorante.
Mulino di Boldara
Il mulino di Boldara sorgeva nel bel mezzo di una palude che si estendeva tra Boldara e Cintello sulle acque del Lemene o di sue derivazioni; si trovava nel territorio degli abati sestensi. Nei secoli tuttavia il complesso molitorio cambiò proprietario molte volte. È interessante sapere che in origine il mulino era dotato di tre ruote, una sega, ed un maciolo ofollo per la battitura dei panni di lana. Le principali attività erano quindi la macina dei grani, la segheria di legnami e la battitura delle stoffe.
L’attuale complesso risente di molti interventi di ricostruzione che lo hanno portato all’aspetto attuale. In funzione fino agli anni sessanta, non utilizzava però più l’originale salto dell’acqua.
L’edificio, ora inagibile si trova in una zona di grande interesse naturalistico, tra il fiume Lemene e la roggia Battiferro, rinaturalizzata da volontari locali, i quali hanno messo a dimora un gran numero di alberi autoctoni, ripopolando nel contempo le acque con alghe e piante acquatiche. Si consiglia vivamente di parcheggiara la propria bicicletta e godere la passeggiata lungo le rive, in un suggestivo ambiente ricco di bellezze naturali.
Mulini di Villa Bombarda - Portovecchio
Villa Bombarda, immersa nel verde di un bellissimo parco con il fiume Lemene che lo attraversa, e sulle rive i mulini, si trova nella frazione di Portovecchio.Il complesso della villa risale al 1600 ed è collocato in un ambiente particolarmente suggestivo. I primi documenti attribuiscono la proprietà ai nobili veneti Giustinian, e risalgono al 1661; verso il 1840 villa e mulini vennero acquistati dalla famiglia Bombarda. E’ ora proprietà della famiglia Furlanis.
Al centro si può vedere un edificio a due piani con un elegante timpano sulla parte centrale, ora privo di meridiana.
I due mulini sfruttavano il salto naturale del fiume: le acque venivano poi canalizzate attraverso un sistema di paratie mobili, in parte visibili anche al giorno d’oggi. Le macine si possono ancora vedere appoggiate al muro esterno di una delle costruzioni. E’ interessante notare che all’interno di uno dei due mulini è conservato un generatore a dinamo azionato dalla ruota a pale esterna: questo impianto risale ai primi del Novecento e fu il primo fornitore di energia elettrica al borgo di Portovecchio.
Particolarmente piacevole si rivela anche il bellissimo parco, ricco di essenze arboree di varia provenienza.
Mulini di Sant'Andrea - Portogruaro
I Mulini risalgono al sec. XII; furono costruiti dai vescovi di Concordia e ad essi appartennero fino al 1867. Ancora oggi, infatti, si possono vedere sulle facciate, gli stemmi dei Vescovi. Nel XV sec. avevano dieci ruote, testimonianza questa dell’intensa attività da essi svolta. Dalla parte opposta rispetto agli ingressi dall’isoletta si notano ancora le porte che danno direttamente sul fiume Lemene, usate un tempo per le operazioni di carico e scarico delle granaglie; ciò avveniva utilizzando un pontile di legno ora scomparso. Nel 1870 la loro proprietà passò a vari privati; l’attività continuò tuttavia regolarmente fino al 1928 quando il nuovo proprietario, Consorzio di Bonifica di Lugugnana li chiuse. Nel 1970 furono acquistati dal Comune di Portogruaro e trasformati in galleria d’arte. Degli antichi impianti molitori è rimasta solo qualche mola in pietra visibile nello spazio antistante l’ingresso; purtroppo le originali ruote a pale sono andate completamente perdute.
Mulino di Belfiore - Pramaggiore
Dei molti mulini un tempo esistenti lungo il corso del fiume Loncon, quello di Belfiore è l’unico che abbia mantenuto le sue caratteristiche originarie. I documenti a noi giunti risalgono alla seconda metà del 1400, ma è molto probabile che l’impianto originario sia anteriore di almeno due secoli. La proprietà passò di mano in mano lungo i secoli, fino a giungere nel 1800, nelle mani della famiglia Della Pasqua, proprietaria anche dell’adiacente villa ottocentesca. Attualmente è di proprietà del Comune di Pramaggiore ed è stato oggetto di un attento intervento di restauro. Mentre all’esterno sono visibili le pale moderne, all’interno è stato allestito un bel museo etnografico che ospita sia le antiche macine, sia gli ingranaggi di un impianto molitorio, sia infine alcune testimonianze della civiltà contadina, dagli attrezzi agricoli ad alcuni oggetti e arredi di uso quotidiano. All’interno del museo vengono organizzati interessanti laboratori per gli alunni delle scuole, i quali possono così sperimentare in prima persona alcune attività legate alla tradizione del mulino.
Mulino di La Sega - Cinto Caomaggiore
Il nome stesso della località rimanda all’antica presenza di una segheria azionata dalle acque del fiume Reghena. Dai documenti medioevali emerge che, accanto a quest’attività, trovavano spazio non solo una macina da grano ma anche un pila-riso, un follatoio per la lavorazione dei panni di lana, un pestello per gli steli di lino e infine una mola affilatrice. Fino agli inizi del secolo scorso il mulino ha costituito un’importante attività economica nella zona, come pure un notevole punto di riferimento per la vita sociale dei borghi limitrofi. L’attuale edificio svolge ancora la sua funzione originaria, anche se il suo funzionamento non dipende più dalla forza dell’acqua. Notevole è la presenza, all’entrata, di un bellissimo portale d’ingresso in pietra d’Istria, quasi sicuramente riciclato nei secoli passati da qualche importante ed antico edificio della zona. Merita inoltre una menzione il vecchio ed imponente gelso, la cui età sfiora i quattro secoli, posto in prossimità dell’entrata del mulino.
Mappa
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