Introduzione
Si tratta di un percorso che unisce aspetti ambientali e storici, dal momento che tale ricchezza ha fatto sì che fin dall'antichità in questi luoghi sorgessero borghi, castelli e chiese. Così da Portogruaro, attraversata dal Lemene, passando per Gorgo, Fratta e Cordovado, con le loro memorie storiche, si giunge alla fontana di Venchiaredo e alla zona delle risorgive, dove ruscelli, prati, polle e vecchi mulini si mischiano agli insediamenti. E poi Sesto al Reghena con la sua abbazia, e Torrate dove l'acqua delle risorgive è convogliata nell'acquedotto, per tornare poi a Summaga, con l'altra abbazia.
Scoprire da dove viene la nostra acqua, quella dei fiumi e quella dei rubinetti, com'è fresca e limpida quando sgorga, quale breve strada fa per giungere nelle nostre case, è stata una sorpresa per i nostri allievi, contiamo possa esserlo anche per chi vorrà cimentarsi in questo percorso.
A tutti…buona pedalata!
Descrizione del percorso (km 45)
Presso Villa Bornancini inizia il nostro percorso, giriamo a sinistra su Via Roma e dopo 300 metri giriamo a destra su Via Zamper, la percorriamo per 1,8 Km. poi giriamo a sinistra su Via Bandida e seguiamo su Via Maute e Via di Summaga per 300 metri, giriamo a sinistra su Via San Benedetto poi adestra su Via Villa di Summaga e poi ancora a destra su Via San Benedetto, dopo 170 metri giriamo a sinistra su Via Richerio che ci porterà alla Abbazia di Santa Maria Maggiore.
Ritorniamo in Via Richerio e proseguiamo fino al bivio girando a sinistra su Via Montecassino, la percorriamo per 900 metri e poi giriamo a sinistra su Via Masata, alla rotonda prendiamo la seconda uscita su Viale Treviso e dopo 1 Km. giriamo a destra su Viale Luigi Cadorna poi giriamo a sinistra restando sul viale, dopo 30 metri giriamo a destra e proseguiamo per 300 metri poi giriamo a destra su Via Tarantino, dopo 70 metri giriamo a sinistra su Viale Luigi Cadorna e dopo 120 metri a destra rimanendo sul viale, passiamo la rotonda mantenendo la destra e giriamo a sinistra su Via Giuseppe Mazzini/La Stretta, attraversiamo i Giardinetti e proseguiamo per 130 metri poi giriamo a sinistra verso Via Molini che ci porterà ai Mulini di Portogruaro.
Proseguiamo su Via Molini poi giriamo a destra su Calle Stretta poi a sinistra su Corso Martiri della Libertà e dopo 300 metri giriamo a destra su Via Silvio Pellico, percorriamo la via per 500 metri poi giriamo a sinistra su Viale Isonzo, dopo 300 metri prendiamo Via Giovanni Battista Vico e dopo 200 metri giriamo adestra su Via Girolamo Savonarola, dopo 250 metri giriamo a sinistra su Via Ronchi che percorriamo per 1,5 Km. fino al bivio a destra su Via del Pascolo e continuiamo su Via Fossalato SP73 fino all'arrivo a Gorgo Borgo Antico.
Proseguiamo su Via Carlo Altoviti/SP73 per 700 metri poi giriamo a destra su Via Castello qui troveremo Fratta.
Torniamo indietro e andiamo dritti su SP91/Via I.Nievo per 1,8 Km. poi giriamo a destra su Via Chiesa e proseguiamo su Via Suzzolins fino al bivio a destra con Via Teglio/SP18 che percorreremo per 1,3 Km. poi gireremo a destra su Piazza Duomo e dopo 50 metri troveremo il Duomo Antico.
Proseguiamo su Piazza Duomo e Piazza al Tiglio continuando su Via Duomo e Via Castello che ci porterà a Cordovado.
Proseguiamo su Via Castello e giriamo a destra su Strada Regionale 463, alla rotonda prendiamo la terza uscita su Viale della Stazione, dopo 300 metri giriamo a sinistra rimanendo sul Viale della Stazione poi giriamo a destra su Via Venchiaredo, proseguiamo per 500 metri e all'incrocio giriamo a sinistra rimanendo su Via Venchiaredo che ci porterà alla Fontana di Venchiaredo.
Proseguiamo su Via Venchiaredo e dopo 150 metri giriamo a sinistra su Via Stalis e dopo 630 metri troveremo sulla nostra destra la Chiesetta di San Pietro.
Proseguiamo su Via Stalis e al bivio giriamo a sinistra su Via Piave al prossimo bivio giriamo a destra su Via Levada/SP16 , alla rotonda prendiamo la seconda uscita su Via Zanardini e dopo 280 metri giriamo a destra su Via Roma, dopo 200 metri gireremo a destra su Piazza Castello ed entreremo a Sesto al Reghena.
Torniamo indietro fino al bivio e giriamo a destra su Piazza Cardinale Barbo e continuiamo su Via Giotto di Bondone, proseguiamo per 1,4 Km. poi giriamo destra su Via Marignana proseguendo su Viale Stazionee Via Braidacurti, dopo 3,5 Km poi giriamo a destra su Via Udine/SP1 (Bicicletta alla mano), prendiamo la prima strada a sinistra poi la prima a destra ed arriveremo a Torrate.
Torniamo indietro fino al bivio e giriamo a destra poi a sinistra e sinistra ancora, al bivio giriamo a destra su Via Udine/SP1 e dopo pochi metri giriamo a sinistra su Via Braidacurti/SP42, continuiamo per 6 Km. su SP42 poi giriamo a sinistra su Via del Palu e continuiamo sul Percorso ciclopedonabile dopo 500 metri teniamo la destra sul percorso ciclopedonabile poi sinistra e sinistra ancora su Percorso ciclopedonabile Lungo Mulino, alla fine del percorso giriamo a destra su Via Umberto Grandis/SP78 e al bivio a destra su Via Roma, siamo ritornati in Villa Bornancini.
Abbazia di Santa Maria Maggiore - Summaga
Vicino al fiume Reghena, affluente del fiume Lemene, a tre chilometri da Portogruaro, sorge l’abbazia Benedettina di Summaga; ancora una volta il richiamo all'acqua è immediato nel nome dal latino “Summa aqua”, che qui però si pensa indicasse un terreno paludoso, invaso dall'acqua e reso abitabile dai monaci.
La struttura originaria risale ai secoli X-XI; sorse per iniziativa dei Vescovi di Concordia, mentre l’attuale, a tre navate, è dei primi anni del secolo XIII. L’antico sacello, posto alla base della torre campanaria, risulta essere preesistente alla stessa chiesa abbaziale; non ci sono più tracce, invece, del monastero. Due serie di affreschi di particolare pregio caratterizzano l'interno: quelli del sacello del secolo XI e quelli dell’abside centrale, del secolo XIII, questi ultimi ascrivibili alla pittura friulana del duecento. Nei secoli successivi la struttura subì numerosi rimaneggiamenti che non ne alterarono la sobria armoniosità. A seguito dei restauri condotti in varie fasi lungo tutto il XX secolo l’abbazia di Summaga ha ora riacquistato l’originario aspetto duecentesco.
Portogruaro
Una passeggiata sotto i portici del centro storico di Portogruaro, fra palazzi e canali, ne fa emergere l'impianto urbanistico medievale ancora pressoché intatto. La città è sorta infatti come porto fluviale in pieno Medioevo e si struttura a pettine lungo due strade parallele alle sponde del fiume Lemene. Mulino di PortogruaroL'edificio più caratteristico del periodo medievale è il Palazzo Comunale gotico (1265 – 1512), dalla facciata a spioventi con merlature ghibelline e finestre gotiche, che domina la spaziosa piazza, cuore di tutte le città commerciali nell'Italia dei Comuni (oggi piazza della Repubblica). PortogruaroVicino al Duomo vi è uno degli angoli più suggestivi della città: i Molini che risalgono al XII secolo e la Pescheria con il suo piccolo oratorio in legno della prima metà del ‘600. La città era chiusa da una cinta muraria e vi si accedeva attraverso cinque porte delle quali tre ancora esistenti e le rive erano unite da 4 ponti. Sotto il dominio veneziano la città si arricchisce ed abbellisce architettonicamente nei secoli XV°-XVII°. Si può osservare che i palazzi delle due strade principali hanno caratteristiche gotiche al pianterreno e rinascimentali al piano superiore, dimostrando così plasticamente perché Portogruaro è definita una città sospesa fra medioevo e rinascimento.
Gorgo "Borgo Antico" e Fratta
La nostra prima sosta è a Gorgo “Borgo Antico”, uno dei centri abitati più antichi del Comune di Fossalta di Portogruaro; per questo luogo, in epoca romana, passava un ramo del fiume Tagliamento, definito nelle cronache medioevali “ferox et rapax”, proprio per la repentina e violenta furia delle sue inondazioni. Probabilmente per questo, alla località è stato dato il nome di Gorgo. Il primo documento che testimonia la sua antica esistenza è una bolla papale del 1186. Qui si trova la chiesa di Santa Cristina, del secolo XII-XIII, edificata su una struttura precedente, immersa nel verde e inserita in un suggestivo boschetto; di proprietà del Comune, recentemente restaurata. Proseguendo per un chilometro si giunge al Cortino di Fratta, edificio padronale rurale recente restaurato, con il suo bel parco, oggi sede del Museo dedicato allo scrittore Ippolito Nievo, che ambientò in questi luoghi il suo romanzo Le confessioni di un italiano. Cortino di FrattaIl Cortino è anche centro culturale polivalente e vi sono custoditi diversi reperti archeologici provenienti dal castello. Il castello di Fratta fu eretto dai vescovi di Concordia prima del 1050; le prime notizie riguardanti una fortificazione a Fratta risalgono al 1186. Situato in un luogo non lontano dalle principali vie di comunicazione, probabilmente è sorto per il bisogno di difendersi dalle invasioni che in quel periodo minacciavano la pianura friulana e veneta. Oggi del castello sono rimaste poche tracce, reperti archeologici e documenti, ma nessun segno della struttura.
Cordovado
Il toponimo Cordovado deriva dalle parole latine curtis (corte) e vadum (guado) e, in età medievale, denominava un complesso agricolo situato in prossimità del guado su un antico ramo del fiume Tagliamento. Per volontà dei vescovi di Concordia, proprietari di queste terre, fu eretta in una fortificazione tra il secolo XI e XII per difendere il territorio dalle invasioni barbariche. Cordovado divenne così un’ importante città-castello protetta da mura, fossato con ponte levatoio e due torri portaie ancor oggi ben conservate. L'area castellana, dove si concentrano le tracce medievali, è ora occupata da edifici di periodi successivi: Palazzo Freschi-Piccolomini, Palazzo Bozza-Marrubini, Palazzo Agricola. Accostata alla torre nord dell’antico borgo, c’è l’antica chiesa di San Girolamo in Castello. Poco prima di giungere nel borgo medievale si trova il Duomo Antico di Sant’Andrea, chiesa citata nella bolla del 1186 di papa Urbano III, originariamente formata da un’unica navata; le due navate laterali sono state costruite nel XVI secolo. Al suo interno ci sono interessanti pale d’altare e preziosi affreschi. Cordovado, come indicato in un cartello all’inizio del paese, nel Dicembre del 2004 è stato annesso al club “I Borghi più belli d’Italia”.
Fontana di Venchiaredo - Sesto al Reghena
Superato il passaggio a livello, nei pressi della stazione ferroviaria di Cordovado, si entra nel comune di Sesto al Reghena, in un luogo che recentemente è stato oggetto di ripristino ambientale. La segnaletica indica il luogo come Parco Letterario “IPPOLITO NIEVO”. Qui, immersa nel verde di un boschetto al confine tra Cordovado, Sesto al Reghena e Gruaro, c’è una sorgente d’acqua che dà origine ad un ruscello, è la Fontana di Venchiaredo. Il luogo viene così descritto nel quarto capitolo dell’opera di Ippolito Nievo
“Confessioni di un italiano”:
"Tra Cordovado e Venchieredo, a un miglio dal due paesi, c'è una grande e limpida fontana che ha anche voce di contenere nella sua acqua molte qualità refrigeranti e salutari. Ma la ninfa della fontana non credette fidarsi unicamente alle virtù dell'acqua per adescare i devoti e si è recinta di un così bell'orizzonte di prati e di boschi e di cielo, e d'un'ombra cosi ospitale di ontani e di saliceti che è in verità un recesso degno del pennello di Virgilio questo ove le piacque di porre sua stanza. fontana di VenchiaredoSientieruoli nascosti e serpeggianti, sussurro di rigagnoli, chine dolci e muscose, nulla le manca tutto all'intorno".
Il testo viene riproposto in una pietra, posta accanto alla sorgente. Il luogo è ancora molto suggestivo, e nonostante gli anni trascorsi e i cambiamenti intervenuti, ancora vi si coglie l'aria di pace agreste che ispirò lo scrittore.
Mulini di Stalis - Gruaro
E’ un complesso molitorio di origine medievale che si incontra lungo il nostro itinerario, appena entrati ne territorio del Comune di Gruaro. Deve il nome alla presenza in zona di stalle (lat. Stabulis). Si tratta di due mulini sul fiume Lemene, il più antico è citato per la prima volta in documenti del 1432, mentre il più recente risale alla fine del XIX sec. Il complesso era legato all'Abbazia di Sesto al Reghena, ma la sua collocazione lungo il percorso che la univa a Cordovado lo rendeva parte della vita economica e sociale di entrambi i borghi e di altri vicini. mulini di StalisFin dal Quattrocento funzionavano al suo interno sia la macina da cereali, sia la sega da legname e pestelli per battere le fibre di lino. Dal Seicento in poi la proprietà passò alla famiglia portogruarese dei Tasca; un secolo più tardi si aggiunsero alle attività già presenti la follatura della lana e la pilatura dell’orzo. E' rimasto in funzione fino agli anni ‘70. L’aspetto odierno risulta modificato rispetto all’originale, sia per la demolizione di alcuni fabbricati, sia per i cambiamenti del corso dell’acqua che ha comportato la scomparsa di alcuni isolotti fluviali. Il mulino oggi è sede di una piccola esposizione di macchinari risalenti agli anni ’20; inoltre, è stata recentemente rimessa in funzione una delle ruote.
La forza dell'acqua che un tempo faceva girare anche sei ruote è tuttora ben visibile e vale la visita anche il paesaggio circostante, caratterizzato dalla presenza di campi chiusi, tipici della tradizione friulana, che, insieme alla roggia che si incontra arrivando, con le sue acque cristalline e il fondo di ghiaia bianca, rendono dei Mulini e i dintorni un luogo naturalistico particolarmente suggestivo.
Chiesetta di San Pietro - Bagnarola
L’impianto architettonico, in stile romanico, è costituito da un’aula rettangolare e da un abside semicircolare con apertura a sesto ribassato.
La vecchia muratura è composta da materiale eterogeneo di recupero, quale il laterizio di epoca romana, disposto a ‘spina di pesce’. Nel corso dei secoli l’edificio ha subito vari rimaneggiamenti, più evidenti sul muro di facciata; anche l’originaria vela campanaria è scomparsa, ora sostituita da un campaniletto di ferro.
Intorno al 1960, l’incuria e poi l’abbandono riducevano la chiesetta allo stato di rudere. Un gruppo locale sorto spontaneamente si è fatto carico del restauro. Il 29 giugno1997, la chiesetta completamente restaurata è stata restituita alla sua comunità e riaperta al culto.
L’indagine archeologica effettuata durante i lavori ha evidenziato i resti di alcune sepolture del XII - XV sec. e di due strati pavimentali. Degli affreschi, di epoche diverse, rimane solo un affresco quattrocentesco con la Vergine, il Bambino e S. Sebastiano.
Sesto al Reghena
Sesto al Reghena è tutt'uno con l' Abbazia Benedettina di Santa Maria in Sylvis ed insieme costituiscono il sito storico più importante in questo percorso, in quanto, pur essendo di antica fondazione e già importanti in epoca romana e longobarda, Sesto al Reghenafu nel Medioevo che Sesto visse il periodo di più grande splendore con l'annessione dell'Abbazia e dei suoi territori al dominio feudale del Patriarcato di Aquileia. L'Abbazia, così denominata perchè allora immersa in una estesa selva, fu fondata nell'anno 741; nel 762 ricevette la donazione di tre nobili longobardi Erfo, Marco e Anto alla quale seguirono numerose altre. Negli anni accrebbe la sua potenza non solo sul piano religioso, ma anche civile, tanto da assumere l'aspetto di castello medioevale con il suo sistema difensivo formato da torri e fossati. Dall'XI al XIV secolo da essa dipendevano 50 tra ville e castelli situati in Friuli, nei territori di Treviso, Verona, Vicenza, Belluno, Ancona, Trieste ed in Istria. In seguito all'annessione alla repubblica veneta vi fu una progressiva decadenza che rese marginale il luogo, ma nello stesso tempo ne preservò il carattere originario che ancora ben si coglie visitando il borgo.
Torrate - Chions
Il borgo medievale
La torre da cui prende nome la località, in Comune di Chions, è l’unica superstite di uno fra i più vecchi castelli del Friuli, appartenente all'antica e potente famiglia dei Signori di Sbrojavacca, vassalli del Patriarca di Aquileia e degli abati di Sesto. L’antico castello fu più volte assalito, rimaneggiato e rinforzato cambiando aspetto, l'ultima volta agli inizi del secolo XIX per diventare edificio residenziale. Per ragioni sconosciute nel 1820 venne demolito. SbrojavaccaNei pressi della torre si trova la chiesa di S. Giuliano che era inglobata nel complesso del castello. L'attuale chiesa fu edificata nel 1332, poi riedificata nel 1661.
Il parco delle Fonti di Torrate
Il Parco delle Fonti di Torrate di Chions si chiama così perché racchiude, all’interno dei suoi 80 ettari, dotati di 4 chilometri di percorsi ciclabili, i 22 pozzi di acqua potabile. Il parco nasce nel 2003, dopo che l’Acquedotto ha deciso di acquistare tutti i terreni intorno ai pozzi con lo scopo di preservare i pozzi stessi da possibili inquinamenti derivati da pesticidi o concimi. E’ parso subito chiaro che questa era un’area preziosa ma degradata; l’antico bosco planiziale che la ricopriva completamente era stato abbattuto intorno al 1970 (rimangono solo circa sette ettari a nord del parco), le rogge e i corsi d’acqua erano ricoperti di rovi ed intasati da vegetazione parassita. L’acquedotto ha deciso dunque di avviare un processo di tutela degli ecosistemi e di ripristino ambientale. In collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università di Padova, e dopo aver recuperato la vegetazione spontanea presente, ABL ha messo a dimora le prime 25.000 piante di alberi autoctoni (querce, carpini, ontani, olmi) con lo scopo di ricostruire l’antico bosco con essenze adeguate. Sono state create delle zone umide con la presenza di stagni alimentati dalle acque di falda. nel parco delle fonti TorrateSi è realizzato un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica da 20 KW, impiegata nel sollevamento delle acque. Le vecchie officine meccaniche sono state trasformate in una moderna sala multifunzionale di didattica ambientale. Un’altra conseguenza della realizzazione del Parco è stato l’immediato ripopolamento dell’area che è diventata un rifugio sicuro per molte specie di animali. Lentamente il Parco sta diventando un centro di attenzione per una pluralità d’interessi.
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